Eurosud pare essere il nuovo programma straordinario per lo sviluppo del Mezzogiorno, presentato, dal Ministro dell’Economia Giulio Tremonti al Presidente della Commissione Ue Josè Barroso all’insaputa di tutti, Berlusconi compreso .
Eurosud, pare preveda una “radicale revisione strategica dell’uso dei fondi strutturali anche con una regia rafforzata sia per interventi di lungo periodo che per quelli con effetti immediati e rapidi”. Tutto ciò per una ferma Tremontiana convinzione che al Sud, “non c’è sviluppo ma ci sono fondi strutturali comunitari per cui non servono risorse aggiuntive”. Speriamo che andando via Tremonti gettino nel cestino questo piano e relative convinzioni. Infatti il danno non sarebbe solitamente l’ennesimi scippo al Sud ma tanto di più.
Tremonti intende o intendeva, ancora dobbiamo capirlo, riformare il sistema delle politiche di sviluppo mettendoci dinanzi al de profundis della “nuova programmazione” , figlia di una lunga storia di che provo a sintetizzare.
All’inizio fu la “programmazione straordinaria”, eravamo nel quindicennio post-bellico vigente il modello nittiano degli enti pubblici, nel trentennio seguente si sono succeduti, senza successo, tentativi diversi ma tutti riconducibili a una visione che potremmo definire di “programmazione organicista”. Una visione fondata sul convincimento che lo Stato possa e debba esercitare una sorta di “controllo sociale dell’economia”, creando anche il convincimento che programmare volesse dire costruire una sorta di concertazione generale permanente fra forze di mercato e forze sociali all’interno dell’”organismo della società”.
Qualcosa nel tempo è sfuggita a tale logica ed al permanere di alcuni tratti dell’impostazione organicista si accompagnavano, qualche volta, un’attenzione al territorio sulla base di una “rigorosa ricognizione delle caratteristiche, dei fattori limitativi, delle esigenze”. Fu l’enucleazione di ciò che sarebbe stata definito successivamente “sviluppo Button-Up”, (sviluppo dal basso). Il tempo passa , i fallimenti pure.
Quando nel 1998, sotto l’impulso comunitario e ai fini di impostare la programmazione 2000-2006, si pone mano a costruire un sistema di nuova politica regionale, lo si fa partendo da una stratificazione di grossi insuccessi ed errori , ma anche di primi positivi risultati. Nel ciclo di programmazione 2007-2013 tali esperienza vengono poste alla base di ulteriori modifiche che pare adesso abbiano fatto arenare il processo di spesa.
La tesi generale di Tremonti ha una chiara implicazione per la politica economica. Secondo questa tesi, infatti l’azione pubblica, deve essere concentrata sulla realizzazione di nuove ulteriori riforme di stampo dirigista e non ad esempio, sulle necessarie manutenzioni straordinario o i necessari interventi complementari di quelle esistenti. Invece si punta sulla loro cancellazione, si punta ad una cabina di regia al Ministero del Tesoro, a Roma.
Non sono, e non posso esserlo, ovviamente d’accordo. Ritengo infatti che a un ruolo di primissimo piano è chiamata, anche, la politica regionale, infatti , una simile politica ha come esplicito obiettivo l’offerta di servizi collettivi locali di qualità.
Mi rendo perfettamente conto che la politica regionale ha insiti dei difetti , esiste un ” baco programmatorio” nella politica dal basso ovvero la mancanza di percettibilità negli investimenti frammentari. Manca la percezione dell’utilità ma di contro eccelle la visibilità dei tagliatori di nastro e dei posatori delle prime pietre come nel caso odierno della S.S 640 il cui primo tratto, ovvero i primi tre chilometri dei 34,6 previsti sono ben poca cosa, nonostante la pompa magna della posa della prima pietra ed oggi del taglio del nastro.Vi assicuro che neanche chi oggi è li a prendersi i meriti e gli onori ha idea da dove parte la storia dell’opera. Inoltre nessuno sa soprattutto quando finirà e chissà se i “valorosi” programmatori dal basso di allora siano ancora vivi o sappiano ciò che oggi è avvenuto. Se per terminare un collegamento autostradale tra Palermo e Messina ci sono voluti 40 anni e forse più per ottenere un primo risultato in questo caso ce ne sono voluti dieci o quasi. Era infatti il 2004 quando veniva siglato l’”Accordo di Programma Quadro” sui trasporti stradali in attuazione dell”Intesa Istituzionali di Programma”, madre di tutte le “carte” programmatorie e contente le “cento idee dello sviluppo” enunciate da Ciampi a Taormina alla fine del millennio scorso.
Ebbene in quel tempo un giovane Michele Cimino, Assessore alla Presidenza , con la complicità di un altro giovane Gianfranco Miccichè, vice ministro di Tremonti con delega al DPS ed al CIPE, confabularono insieme a un Presidente della regione Siciliana Totò Cuffaro, il quale ritrovatasi con un burocrate romano , la Dott.ssa Paolocci distaccata dal gruppo di Fabrizio Barca del DPS in Sicilia a cercare di insegnare il mestiere ai siciliani e riuscirono ad inserire nella parte” B”, tra le opere minori dell’APQ, le somme necessarie per l’incarico di progettazione dell’ampliamento della strada che collega Agrigento a Caltanissetta. Una strada a scorrimento veloce fuori normativa e priva persino in taluni tratti di corsia di emergenza ed in tratti con sagoma fuori norma. Insomma una cosa che chi sta al Nord non può neanche immaginare.
In pratica degli “Eroi” che raschiando il fondo del barile volendo pensare alle generazioni future con la certezza che prima o poi l’opera, con o senza i loro buoni uffici, si sarebbe realizzata. Ebbene fa un pò specie vedere che nelle pagine dei quotidiani il parterre di prima file sia composto da soggetti che non sanno, nè come tale opera sia iniziata, nè sanno come procederà nè tanto meno se procederà.
La cosa importante per gli intervenuti è che l’opera oggi ha visto, per soli tre chilometri, una bella cerimonia del taglio del nastro con annessa benedizione . Peccato che nessuno si è chiesto se, una volta attuata la svolta di Tremonti del nuovo sogno dirigista, per tale opera ci saranno ancora fondi e relativi sviluppin dell’opera.
Io ho una certezza ed è che nelle lontane stanze Romane, dove decideranno il futuro del Sud, difficilmente ricorderanno che esiste la SS 640. Lì come tutti sanno vi arrivano tutte le strade ma per i Romani queste sono solo 7 e di “strada” per arrivare alla SS 640 ve ne corre.

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